Argentina, Maradona-Grondona e la questione doping

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L’Argentina è in subbuglio, almeno la sfera calcistica del paese sud americano, sconquassata dall’eterna querelle tra Diego Armando Maradona e il presidente della Federcalcio argentina Julio Grondona ai ferri corti da diversi mesi, da quando cioè non è stata rinnovata la fiducia all’ex pibe de oro dopo il mezzo fallimento al Mondiale africano della Selecciòn.
Fuoco e fiamme e se preferite fulimi e saette; tra minacce, accuse e repliche avvelenate, l’aula di tribunale sembra il luogo più adatto a sbrogliare la diatriba tra il Re di Napoli e il numero uno della Federcalcio argentina. “Grondona ci disse che potevamo prendere qualsiasi sostanza perchè non ci sarebbe stato l’antidoping” – la frecciata pesantissima scagliata da Maradona, in riferimento allo spareggio contro l’Australia ai campionati del mondo del 1994, organizzati in Usa e vinti dal Brasile ai rigori contro l’Italia di Arrigo Sacchi.
La vicenda, in modo sarcastico è stata rinominata “cafè veloce” e Maradona, assalito da un ultimo spiraglio di buon senso ha evitato di pronunciare i nomi dei giocatori che avrebbero bevuto la bevanda prodigiosa.









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