Bidoni calcio: Luis Silvio Danuello, il capostipite

Alcune storie e personaggi del calcio si perdono nella leggenda, al confine tra la realtà e la fantasia, a volte si fa fatica a scindere le due cose e a capire quanto ci sia di vero in certi racconti. Quella di Luis Silvio Danuello è una di questa storie, che sostenuta anche dal passaparola di internet, è andata ben oltre i limiti dell’immaginazione. Per anni non si è fatto che chiedersi che fine avesse fatto, quello che nell’immaginario collettivo degli amanti del calcio e dei curiosi, è sempre stato considerato il bidone assoluto del nostro campionato.
Iniziò tutto nell’estate del 1980 quando la Federazione riaprì le frontiere, chiuse dal 1966 in seguito alla deludente partecipazione della nostra Nazionale ai Mondiali, eliminata dalla Corea del Nord. Le squadre italiane potevano tesserare di nuovo un calciatore straniero, così la Pistoiese neopromossa nella massima serie decise di mandare in avanscoperta in Brasile l’allenatore in seconda Giuseppe Malavasi, esperto e navigato anche come osservatore, con il compito di individuare un forte attaccante da acquistare. Obiettivo numero uno era Palinho, punta del Palmeiras, ma durante una partita tra San Paolo e Ponte Preta, alla quale assistè quasi per caso, il dirigente rimase stupito da un certo Luis Silvio, un ragazzo di 20 anni, molto tecnico e veloce.
Una grande prestazione in campo, due gol e un prezzo quasi irrisorio di 170 milioni di lire, convinsero immediatamente Malavasi che non ci pensò due volte a chiudere l’affare, sicuro che quello visto in campo fosse l’uomo adatto per centrare la salvezza in serie A. E così venne presentato Luis Silvio, come l’uomo della provvidenza, l’attaccante capace di condurre la Pistoiese all’obiettivo. Qualche perplessità nasceva dal fatto che molti suoi connazionali tesserati in Italia non conoscessero affatto il giocatore, ma non se ne fece un problema. L’inizio fu terribile, prestazioni deludenti senza mai incidere, ma non solo, quello che all’inizio era sembrato un attaccante non era altro che un’ala, furono sufficienti sei partite senza alcun gol per spedire Luis Silvio in tribuna. Nel corso della stagione tornò in Brasile per poi ripresentarsi al ritiro dell’anno successivo avendo ancora un contratto e chiedendo il minimo salariale, ma non fu accontentato. La dirigenza della squadra toscana cercò invano di liberarsene, ma ogni tentativo fu vano, così Luis Silvio scomparve.
Di lui si persero le tracce, all’epoca non esisteva ancora internet, per anni sul suo conto si sono narrate leggende popolari di tutti i tipi: si diceva che non fosse un calciatore e che la partita in cui segnò due gol fu combinata proprio per vendere il giocatore e fargli fare una buona impressione davanti all’osservatore. Si diceva avesse aperto un bar, che vendesse gelati nello stadio della Pistoiese, che fosse diventato un pizzaiolo, addirittura un attore porno. Tutte dicerie amplificate dalla rete, dai tanti fan e calciofili che nel corso degli anni avevano cercato informazioni su Luis Silvio contribuendo ad aumentare gli aneddoti.
Scovato nel 2007 da Sebastiano Vernazza della Gazzetta dello Sport Luis Silvio ha tenuto a precisare che lasciata l’Italia non ci è più tornato e si è detto anche rammaricato per il fatto che il figlio fosse a conoscenza di tutte quelle storie che girano sul suo conto sul web. Inoltre ha anche spiegato che la sua avventura italiana è stata condizionata da una vocale, quando arrivò gli chiesero se fosse una punta e lui rispose affermativamente, solo che in portoghese “ponta” vuol dire “ala”, beffato da una vocale. Oggi Luis Silvio ha 50 anni e gestisce una rivendita di ricambi per macchine industriali di sua proprietà, con l’etichetta che ancora gli appartiene, nonostante tutto, di bidone per eccellenza. Capostipite di una categoria che resiste ancora oggi.









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