Bidoni calcio: Mika Aaltonen, poco calcio e tanto studio

Mika Aaltonen
Era il 21 ottobre del 1987 e quella sera l’Inter giocava a San Siro i sedicesimi della Coppa Uefa contro il Turun Palloseura, una sconosciuta squadra finlandese. Gli ospiti vinsero a sorpresa 1-0 grazie a una staffilata da 30 metri messa a segno al 11′ del secondo tempo da un altrettanto sconosciuto centrocampista 22enne biondo e magro, tale Mika Aaltonen, che trafisse il portiere di casa Walter Zenga, non proprio l’ultimo arrivato. I nerazzurri poi passarono il turno vincendo 2-0 al ritorno senza problemi.

La storia inizia proprio qui, perché quel finlandese con i capelli a caschetto colpì Zenga, l’Inter, tutta la platea di San Siro, ma soprattutto l’allora presidente Ernesto Pellegrini che rimase impressionato dalle sue gesta di e decise di ingaggiarlo subito. Al via della stagione successiva l’allenatore Giovanni Trapattoni dopo averlo valutato in ritiro decise non a caso, di mandarlo in prestito in Svizzera a Bellinzona, anche perché in rosa c’erano già due stranieri Passerella e Scifo e il terzo non poteva essere tesserato. Rientrato dal prestito a fine stagione l’anno dopo il problema si presentò nuovamente: questa volta l’Inter aveva già tre stranieri Diaz, Matthaeus e Brehme e non poteva tesserarne altri, così Aaltonen fu mandato nuovamente in prestito, ma questa volta a Bologna, in serie A, con Gigi Maifredi, per lui era una buona opportunità per mettersi in mostra.
 
Era l’estate del 1988 e il finlandese riuscì a giocare solo 37 minuti nel nostro campionato, qualche spicciolo di partite contro Roma, Como e Atalanta, tutte ad ottobre, tutte perse. L’avventura italiana di Mika finì così, come molti dei suoi predecessori, senza lasciare il segno. In seguito giocò nell’Herta Berlino, Feyenoord e Twente in Olanda, FC Kuusysi, nel Hapoel Be’er Sheva in Israele per poi chiudere la carriera in patria nel Tampereen Palloveikot dove si ritirò ad appena 29 anni. Calciatore atipico non aveva alcun interesse per le discoteche o le veline, che all’epoca erano agli albori, ma nel suo tempo libero coltivava la passione per lo studio e i libri. Iscritto alla facoltà di economia e commercio a Bologna fu visto più volte dentro l’ateneo, diede infatti quattro esami e ne approfittò per aggiungere la nostra lingua all’elenco già numeroso di quelle conosciute.
 
Tanto intelligente che fino a qualche anno fa in Emilia girava voce che il boom della Nokia fosse opera sua. Niente di vero, ma qualcosa di simile: oggi Aaltonen è professore dell’Università di Turku e del dipartimento di Scienze Tecnologiche di Helsinki dove insegna economia. Inoltre è direttore del Progetto Strax, che studia i macro-flussi economici, membro dell’American Council for the United Nation’s University Millenium Project di Washington, socio della World Future Society e fa parte dello Speakers Forum. Niente male se si considera che era “solo” un calciatore, ma forse il calcio è stato un momento di passaggio, nel suo destino c’era altro.

Ven 16/07/2010 da Giuseppe Mancini in

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