Bidoni calcio: Renato Portaluppi, il Pube de oro
Renato Portaluppi è un nome che i tifosi romanisti ricordano bene, ma non sono gli unici, fenomenale si, ma solo fuori dal campo, almeno in Italia. Questa storia ha inizio l’11 dicembre 1983, al National Stadium di Tokyo c’è la finale della Coppa Intercontinentale tra i brasiliani del Gremio e i tedeschi dell’Amburgo. I sudamericani sono avanti di un gol, ma vengono raggiunti a quattro minuti dalla fine da una rete di Schroeder, si va ai supplementari, il Gremio passa nuovamente in vantaggio, subito e questa volta non si fa più riprendere, la Coppa va in Brasile.
Entrambe le reti portano la firma di Renato Gaúcho, che qui da noi sarà conosciuto come Renato Portaluppi, o anche come il Pube de oro. Dopo aver vinto praticamente da solo l’Intercontinentale, la stagione successiva si trasferì al Flamengo, per poi aggiungere il campionato brasiliano al suo palmares, anche grazie a 9 gol. L’esperienza con i rossoneri però durò solo un anno perchè la Roma lo notò e lo fece suo, era l’estate del 1988 quando Renato sbarcò in Italia accompagnato da un altro noto flop del nostro campionato, il connazionale Andrade (il calciatore più lento della storia). Look e atteggiamento da playboy: capelli lunghi, bandana, occhiali da sole, dichiarò poco dopo la fine della carriera di aver avuto centinaia di ragazze e di aver fatto l’amore al Maracanà e nella toilette dell’aereo mentre arrivava nella Capitale, di essere stato sempre molto conteso anche dai gay che lo aspettavano fuori dai cancelli al termine degli allenamenti.
Quella era una Roma allo sbando, Nils Liedholm era tornato in panchina, la squadra aveva tre punte centrali: Renato, Voeller e Rizzitelli, il suo commento fu: “Non sapevo che Renato fosse una punta“. Il brasiliano era spesso in evidente sovrappeso, affamato di cibo e sesso, faceva numeri da foca ammaestrata, dopo i primi allenamenti Voeller sbottò: “Ci vuole un pallone per Renato e uno per il resto della squadra“. Partì bene, in Coppa Italia fece 3 gol in 5 gare, ma finì lì, tornò in patria dopo un anno, 23 presenze in serie A e nessun gol, vantandosi però di aver soddisfatto numerose donne e i tifosi romanisti, che non mancano certo di originalità, non esitarono a soprannominarlo Pube de oro. In quella stagione , pur non facendo nulla, lasciò un ricordo indelebile soprattutto per le sue avventure extracalcistiche, si parlò di una rissa con Daniele Massaro, mentre una leggenda metropolitana narra di un tifoso che avvicinatolo gli disse: “Renà, viè quà che te faccio n’autografo!”, reale e indimenticabile invece lo striscione esposto in curva sud: “A’ Renato, ridacce Cochi!”.
Lui, come sempre pieno di sè, disse che il fallimento fu dovuto all’ostracismo dello spogliatoio nei suoi confronti, soprattutto del capitano Giuseppe Giannini, il che potrebbe anche essere vero visto che gli altri si facevano il cosiddetto mazzo mentre lui andava in cerca di donne. In patria continuò a fare la differenza e a vincere ancora: giocò con Botafogo, Cruzeiro, Atletico Mineiro, Fluminense e Bangu, con il quale terminò la carriera nel 1999. Resta celebre in Brasile, oltre che per le 41 presenze e 5 reti in Nazionale, per un gol realizzato di pancia nel 1995 con la maglia del Fluminense, durante la finale del campionato contro il Flamengo. Sotto il video di quell’incredibile prodezza.
Dopo aver anche allenato il Fluminense, con cui ha vinto la Coppa del Brasile ed è arrivato in finale di Coppa Libertadores nel 2008 sconfitto dalla Lega di Quito, ha diretto il Vasco da Gama poi retrocesso e oggi il Bahia. Dicono che sia un sergente di ferro, che non accetta assolutamente ritardi e il sovrappeso, è il colmo, non te lo aspetteresti proprio da lui che ne combinò di tutti i colori.









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