Bidoni calcio: Sebastian Rambert, l’Avioncito

Sebastian Rambert
Sebastian Rambert arrivò in Italia a 21 anni, nell’estate del 1995, fu il primo acquisto del neo presidente dell’Inter Massimo Moratti. In Argentina si diceva che fosse un grande attaccante, destinato a sfondare, un talento del calcio, un predestinato, il suo soprannome era Avioncito, per l’esultanza che ricordava un aeroplano. Insieme a lui arrivò anche un altro argentino: tale Javier Zanetti, la leggenda narra che facessero parte di un pacchetto unico, chi voleva Rambert doveva prendersi anche Zanetti che però non rientrava negli obiettivi di mercato dei nerazzurri.

Altri invece sostengono che entrambi furono segnalati a Moratti da Antonio Valentin Angelillo, ex calciatore dell’Inter e che furono pagati una decina di miliardi di lire. Questa storia è ancora più unica se si considera che il giorno della presentazione tutte le attenzioni dei media furono per l’Avioncito, era lui il colpo di mercato dell’Inter, l’altro, quello sconosciuto, sembrava di passaggio, destinato a finire altrove. Purtroppo o per fortuna, come sempre, il campo parlò: l’attaccante fece molta fatica ad ambientarsi in uno spogliatoio difficile come quello dell’Inter, così come a mettersi in luce, ma non a caso ebbe poco spazio, disputò solo una partita in Coppa Italia contro il Fiorenzuola e una in Coppa Uefa.
 
Sembrava un oggetto misterioso, un corpo estraneo alla squadra, così ad ottobre venne immediatamente spedito in Spagna al Real Saragozza dove segnò 5 reti. In seguito tornò in Argentina, al Boca Juniors, dove mise a segno 10 gol , per poi passare l’anno successivo nelle file degli odiati rivali del River Plate, che lasciò dopo tre anni per andare all’Independiente, con una parentesi in Grecia all’Iraklis e l’ultima stagione di nuovo a casa con l’Arsenal de Sarandì, per ritirarsi a soli 29 anni. Ricordato solo come uno dei tanti bidoni passati nel nostro campionato, sono da segnalare anche le sue 8 presenze e 4 reti con la maglia della nazionale argentina. Da segnalare che nella stagione 2008/09 è stato assistente del tecnico Ramon Diaz sulla panchina del Club America in Messico.
 
E l’altro? A differenza di Rambert e meteore varie, è riuscito a imporsi e a emergere nonostante la scarsa considerazione iniziale. L’altro infatti è ancora lì e dopo 504 presenze e 12 gol si appresta a iniziare la quindicesima stagione con la maglia dell’Inter, di cui nel frattempo è diventato capitano da una decina di anni ormai e con cui nel frattempo ha vinto tutto battendo ogni record. Attualmente è infatti il giocatore ed il capitano più vincente nella storia della squadra, con 13 trofei nazionali (5 Scudetti, 3 Supercoppe italiane e 3 Coppe Italia) e 2 internazionali (1 Champions League e 1 Coppa UEFA). Niente male per uno che doveva essere solo di passaggio.

Lun 26/07/2010 da Giuseppe Mancini in

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