Bidoni calcio: Sergio Zarate, El Raton dell’Ancona

“Sergio Zarate è velocissimo, tanto veloce che se si giocasse a calcio senza pallone sarebbe sicuramente un fenomeno“. Parole e musica di Paolo Condò, che così lo descrisse sulla Gazzetta dello Sport dopo averlo visto giocare, in effetti Zarate non è ricordato per altro, se non per il look. Arrivò infatti ad Ancona con tanto di orecchino appariscente, capello lungo molto anni 80, anche se erano già iniziati i 90, indossando improponibili camicie sgargianti, sembrava più una rockstar che un calciatore.
In Germania, da dove arrivava, lo chiamavano El Raton o Magic Mouse, lo paragonarono a Claudio Caniggia, ma se c’è stato un calciatore più distante dall’assomigliare a Caniggia è stato proprio Sergio Zarate. L’Ancona puntò forte su di lui per il primo campionato in serie A della sua storia, i tifosi cantavano: “Tremate, tremate nell’Ancona c’è Zarate!”, ma fu ingaggiato con troppa leggerezza, in un periodo in cui nel nostro Paese avere qualche straniero in rosa era più una moda che una reale necessità. Era precisamente l’estate del 1992 quando da Norimberga arrivò questo centrocampista argentino, trequartista, anche se del trequartista non aveva niente. Giocò 13 partite, realizzando la miseria di 2 gol, entrambi contro il Foggia di Zdenek Zeman e in appena due mesi mise tutti d’accordo: meglio liberarsene il più in fretta possibile, anche per riprendere una stagione che si stava rivelando fallimentare per i dorici, che poi retrocessero in serie B a fine campionato.
A rimpiangerlo fu solo la Gialappa’s Band di cui involontariamente aveva fatto le fortune, i video di alcune puntate dove è protagonista sono ancora oggi su youtube. Rientrò in patria, in prestito al Velez Sarsfield, la sua prima squadra, quella che lo aveva lanciato e la stagione successiva tornò al Norimberga, dove aveva lasciato un buon ricordo, non andò male: in 27 partite segnò 13 gol, ma durò solo qualche mese perchè a gennaio passò all’Amburgo che lo aveva richiesto: 11 presenze e 1 gol non furono sufficienti a riconfermarlo. Il Messico lo aspettava, lì tra Necaxa e America, dove giocò per quattro stagioni, realizzò 45 gol. Poi tornò ancora al Velez, con una parentesi al Puebla nuovamente in Messico, per chiudere la carriera nel 2003 a 34 anni nelle file del Deportivo Merlo in Argentina, dopo aver disputato anche una partita con la maglia della nazionale argentina nel 1992.
Oggi Sergio, decisamente cambiato e più sobrio nel look, vive a La Reja vicino Buenos Aires, ed è diventato procuratore dei suoi fratelli, tra i quali anche Mauro Zarate della Lazio, oltre a Rolando e Ariel e collabora con il procuratore Bruno Carpegiani scovando talenti. In più disputa qualche partita benefica con il Norimberga, dove lo chiamano ancora e lo considerano uno dei migliori calciatori della storia del club tedesco, lui che come molti altri, in Italia non è riuscito a lasciare il segno. Stranezze del calcio.









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