Bidoni calcio: Socrates il laureato, tra birra e sigarette

Sampaio Brasileiro Vieira De Sousa De Oliveira, detto Socrates, è stato il più controverso calciatore ad aver giocato nel nostro campionato e probabilmente qualcuno storcerà il naso vedendolo classificato tra i bidoni, ma non può essere altrimenti viste quelle che furono le sue prestazioni in campo, che definire deludenti è dire poco. E’ il luglio del 1984 quando questo magro, barbuto e riccioluto centrocampista brasiliano arriva a Firenze ormai trentenne, da lui ci si aspetta molto, i tifosi in tripudio sognano a occhi aperti lo Scudetto, invece sarà un flop totale.
Socrates è un genio dai piedi buoni capace di unire a una classe sopraffina la sregolatezza tipica dei brasiliani, oltre a tanta birra e a tante sigarette, un giocatore elegante, nazionale brasiliano, titolare in quella squadra del 1982 in cui giocavano anche Zico, Falcao e Cerezo, amato e osannato dalle folle per i suoi colpi di tacco deliziosi, quasi un’ossessione. I soprannomi si sprecano: lo chiamano il “Dottore”, per via della sua laurea in medicina ortopedica, oppure “Magrao” per il suo fisico, ma anche il “Tacco di Dio”, con tutte queste credenziali chiunque si sarebbe aspettato di più da lui, era lecito farlo. Aveva sempre messo in mostra qualità di indubbio valore, piedi buoni, visione di gioco, propensione al gol, oltre a tre titoli con il Corinthians, ma nessuno in Italia aveva fatto i conti con il suo carattere non proprio diplomatico e la sua scarsa propensione al sacrificio.
Nella sua esperienza in patria aveva instaurato una sorta di “Democracia Corinthiana“, i giocatori partecipavano a tutte le decisioni, ma quando arriva in Italia è scarico e sicuramente poco incline alla vita di atleta, non ha più voglia, è privo di stimoli e infatti non si ambienta per niente e si dimostra subito allergico alla nuova mentalità e ai nuovi metodi di allenamento troppo duri secondo lui, in campo cammina e quando ha voglia ogni tanto delizia le folle con qualche inutile giocata, soprattutto di tacco, la sua passione. Il direttore generale Italo Allodi, si dimette ancor prima che il giocatore arrivi all’aeroporto: “Non posso mettere accanto a Pecci, che per mantenere il peso forma rinuncia anche agli spaghetti, un giocatore che fuma quaranta sigarette al giorno e gira sempre con una lattina di birra in mano“. Più chiaro di così…
Scende in campo per 25 volte realizzando 6 reti nella squadra di Picchio De Sisti, ma quotidianamente sorge un problema, non sopporta allenamenti e ritiri dai quali chiede di essere esentato, fuma, beve una quantità di birra fuori dal normale, esagerata, per un calciatore, nemmeno fosse inglese, fa tardi la sera e discute sempre, soprattutto di politica.
Look e stile di vita sono in contrasto con la sua professione, zero impegno, lento, con altri pensieri per la testa, si dice che i tabaccai e i baristi toscani smisero di fargli credito, così come gli intellettuali che prima facevano a gara per invitarlo, non lo volevano più, la città gli era ostile, a causa del suo comportamento, normale che volesse andare via. A fine stagione la Fiorentina arriva nona in campionato e gli viene proposta la rescissione del contratto, poco prima di partire ammette di non essersi mai divertito in Italia, torna in Brasile e dopo essersi ritirato inizia la carriera di commentatore televisivo. Nel novembre 2004 a quasi 50 anni torna in campo con il Garforth Townm squadra dilettante inglese vicino Leeds, di cui è anche allenatore, con pessimi risultati. Oggi continua a studiare per specializzarsi in medicina sportiva e giornalismo e partecipa al corso per diventare allenatore. Lento anche negli studi e immaginiamo che le distrazioni siano le solite: birra, chiacchiere e sigarette.









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