Boxe femminile alle Olimpiadi di Londra 2012
Londra 2012. La prossima Olimpiade sarà la prima aperta alla boxe femminile. Che, ricordiamolo, fino al 2001 era illegale. Quasi un passatempo clandestino. Una conquista ratificata a Berlino nel 2009 dal Cio dopo un’infinità di battaglie, per uno sport che rimane profondamente maschile.
I primi Giochi Olimpici aperti alla boxe femminile ospiteranno 36 atlete in tutto, per tre categorie di peso (51-60-75).
La campionessa italiana del 2009 Romina Marenda, vicentina dell’84, 60 Kg, si allenava di nascosto: “Facevo atletica, ho studiato design, lavoravo in un museo d’arte. Non proprio una da ring,” racconta al quotidiano Repubblica, “Da fuori magari pensano che sei una fanatica se fai pugilato, invece io ho trovato la mia vita, a volte estrema, ma l’unica per me possibile“. Marenda è nell’Esercito, dove si allena nel centro sportivo olimpico della Cecchignola a Roma.
Patrizia Pilo, 35 anni per 75 kg, studi di ragioneria e economia, è la capitana della nazionale azzurra e prima donna pugile dell’Esercito: “Si sta spesso sole: è difficile trovare un uomo indipendente e con sufficiente autostima per stare accanto a una compagna che fa uno sport come questo, che ti invade la vita.”
Ci sono volute le donne per mostrare una nuova boxe al tecnico federale Cesare Frontaloni: “All’inizio ero scettico, poi vederle combattere mi ha aperto il cervello: le donne stanno al sacrificio più degli uomini, danno soddisfazione perché non vogliono picchiare e basta, ma capire come si esegue un gesto“. Sì, perché ci vogliono tre, quattro ore di allenamento al giorno, e tante vite da conciliare come fa Terry Gordini di Ravenna, del 1979, sposata da sette anni: “Mio marito capisce chi sono e la mia fatica: mi sveglio alle sette di mattina, mi alleno, studio e lavoro in uno studio legale, la sera cucino“. Million dollar baby, nella realtà, è anche questo.








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