Byron Moreno, Buffon: “Aveva la droga anche in Corea”
“Sei chili di droga? Secondo me Moreno li aveva già nel 2002, ma non nelle mutande, in corpo…”. Gigi Buffon la prende sul ridere la storia dell’arresto per droga di Byron Moreno. L’ex arbitro già nel 2002 assumeva sostanze stupefacenti: ecco finalmente spiegati i disastri combinati in Corea del Sud-Italia. Ci scherza su il portiere della Nazionale, con sarcasmo e amarezza. Poi si ricompone. “A parte le battute, quando gente di sport entra in vicende di stupefacenti, vuol dire che si sta raschiando il fondo del barile, che si è perso il vero senso dello sport”.
Appresa la notizia di Moreno un sorriso scappa a tutti. Non per la gravità di una vicenda di droga (l’ex fischietto è stato arrestato all’aeroporto di New York con sei chili di eroina nelle mutande), ma per il personaggio in questione. Byron Moreno è l’arbitro cornuto per eccellenza. Entrò prepotentemente nella vita degli italiani il 18 giugno del 2002. Mondiali in Corea del Sud: negli ottavi di finale l’Italia di Trapattoni affronta i padroni di casa. “Vinciamo facile”, diciamo tutti con la solita superbia. E invece no: non abbiamo fatto i conti con Moreno. Un giocatore della Corea? No, l’arbitro.
E chi se la dimentica più il suo sguardo antipatico, beffardo e impassibile dopo aver preso decisioni più che discutibili. Tipo concedere un rigore inesistente ai coreani (poi sbagliato), ammonire Totti (poi espulso) per simulazione invece di concedergli un rigore netto. Tipo annullare un gol a Tommasi nei supplementari per un fuorigioco che ha visto solo il guardalinee. Ci mancava pure che segnasse lui il Golden Gol decisivo per la Corea. Invece no, ci pensò Ahn Jung Hwan, pallino di Gaucci a Perugia.
In Italia polemiche a non finire. Si gridò allo scandalo, soprattutto quando Moreno riservò lo stesso trattamento alla Spagna nei quarti. Nel campionato successivo l’insulto più pesante per i nostri arbitri sarebbe stato “Moreno”. “Cornuto”, a confronto, era un’affettuosa tirata di orecchie. “Ho la coscienza tranquilla e credo che gli italiani siano enormemente immaturi. Se parlano di mazzette, è perché probabilmente sono abituati ad utilizzarle” si difese Moreno, dando la colpa dell’eliminazione al difensivismo del Trap. Respinse così le accuse di corruzione.
Dopo i Mondiali non cadde mica nel dimenticatoio, anzi, confermò tutti i sospetti. Se ne andò in crociera a Miami e tornò a Quito con tanti acquisti e una Chevrolet. I maligni si chiesero: “Dove ha preso tutti quei soldi?”. Poi si fece apprezzare anche in patria, falsando in modo palese una partita facendo giocare ben dodici minuti di recupero, dopo averne assegnati sei. Tempo sufficiente alla LDU Quito, già favorita da decisioni a senso unico, per ribaltare il risultato e vincere. La vittima, il Barcelona di Guayaquil, che quel giorno si sarà sentita un po’ azzurra, ne chiese la radiazione.
La FIFA lo escluse prima dagli arbitri internazionali e poi, nel 2003, lo cacciò definitivamente dal mondo del calcio. Le tasche di Moreno, però, continuarono a riempirsi, grazie alle interviste concesse e agli eventi a cui fu invitato (in cui puntualmente fu il bersaglio del lancio di uova): tutto questo in Italia, con i soldi degli italiani. Oltre al danno, la beffa. Mentre lui, irriverente, continuava a dare la colpa a Trapattoni.









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