Catania, Lo Monaco: “Contro il Milan serve un arbitro di sinistra”

La ricetta per battere il Milan? Pietro Lo Monaco ce l’ha: “Un arbitro di sinistra“. L’ad del Catania replica con sarcasmo alla battuta di Silvio Berlusconi, che aveva detto che il Milan aveva perso a Cesena per colpa di un arbitro di sinistra. “Se il presidente del Consiglio – ha detto Lo Monaco – interviene per indirizzare la situazione, significa che non abbiamo speranze e possiamo pensare all’incontro del mercoledì successivo. Certamente il premier avrebbe potuto evitare un’uscita simile, anche se sono certo che non era sua intenzione condizionare nessuno.
Ironia per ironia, mi auguro di trovare sabato sera un arbitro di sinistra, che svolga il suo compito in maniera obiettiva”.
Gli arbitri, tanto per cambiare, sono già al centro delle polemiche. La Fiorentina non ha dimenticato il gol inesistente convalidato al Napoli nella prima giornata. Domenica scorsa il Parma ha recriminato per i due rigori assegnati al Catania. Galliani a Cesena in tribuna se l’è presa con Braschi, designatore dei fischietti di A, urlandogli “vergogna”. E Lo Monaco accusa: “Se l’ha fatto e non è stato deferito direi che non è una bella cosa”. Berlusconi, invece, per mostrare il suo disappunto ha usato l’ironia, accusando l’arbitro di essere comunista. Legittimo sospetto, verrebbe da dire, visto che l’arbitro in questione di cognome fa Russo.
Lo Monaco torna a parlare del suo Catania, poco brillante nelle prime uscite stagionali: “Non mi piace un certo atteggiamento ipercritico. Lo scudetto del Catania resta la salvezza”. L’ad rossazzurro crede nella squadra e nel suo allenatore: “Non si può mettere in discussione Giampaolo dopo due giornate. La squadra sta assimilando i nuovi schemi, serve un po’ di tempo per esprimersi al meglio”.
Infine il dirigente commenta lo sciopero proclamato dai calciatori per la quinta giornata di campionato. Lo Monaco va giù duro: “Non parlerei di sciopero perché è una parola troppo grande e chi la usa dovrebbe chiederne il vero significato agli operai di Termini Imerese. Paventare una tale iniziativa qualora le cose non andassero come dicono loro, è un atto di arroganza. I calciatori sono lavoratori dipendenti con stipendi da nababbi, è ora che le cose cambino”.









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