Felipe Melo: nella Juventus non funziona il gruppo

Il centrocampista brasiliano Felipe Melo Vicente de Carvalho, conosciuto come Felipe Melo, torna a parlare del suo club durante una conferenza stampa a Johannesburg. Melo ha disputato un’annata disastrosa nella Juventus e non se la sente di passare per l’unico giocatore che ha deluso i tifosi bianconeri, visto e considerato la stagione fallimentare della Vecchia Signora. Sono in tanti ad aver deluso le aspettative e la colpa giustamente non può appartenere a un solo calciatore. Melo, nonostante non abbia brillato con la società bianconera, è stato comunque convocato dal commissario tecnico Carlos Dunga per i Mondiali 2010 in corso in Sudafrica.
Una grande occasione per riscattarsi e per dimostrare che il Brasile non ha niente a che fare con la Vecchia Signora. Melo infatti ha fatto un paragone tra il suo club e la sua nazionale, togliendosi qualche sassolino dalla scarpa. Per il mediano brasiliano quest’anno è stato il primo con i colori bianconeri mentre l’anno scorso militava nelle file della Fiorentina dei Della Valle.
Secondo Melo la colpa della stagione fallimentare della Juventus è da addebitare all’intero gruppo. Un collettivo che non ha funzionato proprio e dove c’è gente che non ti aiuta quando ne hai bisogno. “Con la Fiorentina, la mia prima squadra italiana, funzionava tutto a livello di gruppo, di collettivo e la mia stagione era stata buona. Nella Juventus – afferma Felipe – il collettivo invece non ha mai funzionato, anche se sono contento di quello che ho fatto”.
Melo ha sottolineato che a tutti i grandi club può capitare di non vincere una stagione e spera che il prossimo anno sia pieno di vittorie, sognando di fare l’impresa che è riuscita quest’anno all’Inter: l’epico triplete. “Io – continua il calciatore della nazionale brasiliana - mi prendo una piccola parte di responsabilità, ma le colpe sono di tutti. Qui nel Brasile è tutto diverso, qui c’è allegria ed è pieno di amici, di gente che ti può aiutare quando ti deve aiutare. Invece alla Juve sul piano del collettivo non funzionava nulla”.









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