José Mourinho: missione Real Madrid per lo Special One
Ieri, alle 9.30 del mattino, si è svolto il primo allenamento di Jose Mourinho a Valdebebas, la Ciudad Deportiva del Real Madrid. L’allenamento è aperto alla stampa: non succedeva dai tempi di Capello (gennaio 2007) e succederà ancora: gli allenamenti del Madrid quest’anno saranno divisi in tre tipologie, aperti, aperti 15 minuti, chiusi.
Mourinho è entrato in campo alle 9.10, con Rui Faria e Jose Morais, seguito da Karanka e Silvino. Per Mou una lunga passeggiata con Faria, chiacchiere e pensieri, l’ultima messa a punto in vista di una prima ricolma di aspettative. Da qui si parte per riportare in superficie il costoso panfilo di Florentino Perez, incagliato da 6 anni nella secca degli ottavi di Champions League e sbatacchiato dalle vincenti onde di bel gioco del Barcellona.
Alle 9.20 compaiono sulla scena otto giovanissimi “canterani”. Poi fanno il loro ingresso Mahamadou Diarra, quindi gli altri nove della prima squadra attualmente disponibili: Benzema, Lass, Drenthe, Gago, Dudek, Adan, Granero, Garay, Marcelo. Mou chiama i suoi 18 giocatori, gli parla per 5 minuti, poi li mette al lavoro. Stretching e primi esercizi: 4 contro 4 più un portiere libero in un campetto minuscolo con porticine, uno, due tocchi, alternato con corse in un circuito preparato con scrupolo.
Mourinho parla, grida, spiega, segue, sposta le sue pedine e si muove ininterrottamente con la sua cartellina bianca sotto il braccio. È lui il grande direttore d’orchestra, il regista in tuta nera e scarpe azzurre. È sua la scena, e l’ininterrotta pioggia di scatti fotografici fa da colonna sonora a questo one man show con tante comparse. Mou questo palcoscenico l’ha voluto con forza, ora con l’abituale determinazione cercherà di vincere l’ennesima sfida: al Chelsea arrivò il primo titolo dopo 50 anni di astinenza, all’Inter la Champions a spezzare un’attesa di 45. Qui vogliono la “decima”, la Champions che deve riportare il Madrid in cima al mondo.














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