Lionel Messi, la pulce gigante
L’istinto dell’istante. Lionel Messi è la pulce. Fastidiosa ed imprevedibile. Di qua e di là. E tu non te ne accorgi. Perchè Lionel arriva prima di ogni pensiero, è dappertutto. Una calamita. Perchè non è Messi a cercare il pallone, ma la sfera ad andare da lui. Come una bimba impaurita alla ricerca del suo papà, della protezione. Lei con Messi è sicura. Sa di essere tratta bene, anzi quando è con lui diventa poesia, un’opera d’arte, un Michelangelo, un film di Fellini, un libro di Pasolini, una composizione di Ludwig Van Beethoven.
Messi non calcia, disegna una traiettoria, è l’ottavo colore di un arcobaleno, l’ottava una nota musicale. Perchè lui è qualcosa in più. Un gnomo gigante, inarrivabile. A dispetto dei Santi ha imitato anche il suo precdecessore: Diego Armando Maradona, in Argentina-Inghilterra del 1986. L’impresa del copiare l’unicità gli è riuscita ventunanni più tardi, in una coppa del Re: Barcellona-Getafe dell’aprile 2007 al Camp Nou tra la sua gente.
Non serve l’assegnazione del Pallone D’Oro nel 2009/10 per affermare che è il calciatore più forte della storia del calcio. Lui è il calcio, come Pelè e Maradona: che è ora il suo attuale ct. Dopo aver fatto vedere le sue prodezzee in Europa ed in SudAmerica, tra un mese anche il Sudafrica scoprirà il suo genio. L’inizio di un nuovo mondo, l’apertura della porta verso una nuova realtà. Surreale ed impossibile. Non tutti però sanno aprirla. Solo un uomo, una pulce sa come manovrarla: Lionel Messi. Il futuro è già il presente.









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