Mancini chiede un traduttore per Balotelli

Sarà sicuramente stata una battuta quella di Roberto Mancini, ma a leggere la ricostruzione del dialogo tra l’allenatore del Manchester City e Mario Balotelli, qualche dubbio ci viene. Appena dopo il derby stravinto per 6 a 1 e la famosa maglietta Why always me?, i due parlano proprio di questo: “‘sempre tu perché ogni volta che c’è un problema, tu ci sei in mezzo’. Al che Mario mi ha risposto: ‘Mister, non è colpa mia’. E io: ‘No, suppongo sia mia’. E lui: ‘No, non è tua, ma dormivo quando è successo’. Balotelli è davvero una persona strana: è un bravo ragazzo, è gentile, ma non lo capisco e a volte mi sembra di aver bisogno di un traduttore speciale solo per lui”.
Mancini si coccola Super Mario e i giornalisti gli fanno notare la differente gestione del gruppo rispetto ad Alex Ferguson: “Mario è rimasto in panchina un mese ad inizio stagione, saltando cinque o sei partite, per punizione, perché non si stava allenando bene. Del resto, lui è un giocatore incredibile, che però non si rende conto della sua forza e di quello che potrebbe diventare. Forse ha solo bisogno di più tempo per arrivare ad essere come Wayne Rooney e Cristiano Ronaldo. Ha iniziato a giocare a 16 anni e ora che ne ha 21, ne ha davanti almeno altri 15 da top player, ma non capisce quanto sia fortunato, anche se deve arrivare a capirlo presto perché non può avere tutte le cose a modo suo. In fondo, però, i campioni sono spesso uomini diversi dagli altri, mi viene in mente Paul Gascoigne alla Lazio. Mi auguro solo che Mario capisca quanto potrà migliorare diventando uomo e questo potrebbe essere importante anche per me”.
Infine chiusura sul caso Tevez: “Non ho mai pensato di aver vinto una battaglia, perché prima viene il club, poi io e quindi i giocatori. Il mio rapporto non Carlos non era solo buono, ma addirittura fantastico. Per due anni ho fatto tutto quello che potevo per lui e adesso ci ritroviamo in questa situazione. Ho cercato di parlargli, tutto quello che volevo era che si scusasse, ma non so cos’avesse in mente e non conosco le ragioni. Non possiamo permetterci di avere dei giocatori convinti di favorirci giocando per noi, forse Carlos era convinto di questo, non lo so, ma di certo non c’è alcun vincitore in questa storia, ma solo tristezza se finirà in questo modo”.









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