Mondiali, verso la finale: David Villa alla ricerca del sogno

David Villa domani giocherà la partita più importante della sua vita. Ha 5 gol all’attivo in questa edizione dei Mondiali e aspira al titolo di capocannoniere anche in questa competizione, dopo averlo conquistato all’Europeo del 2008. L’attaccante delle Asturie ha giocato un ottimo mondiale finora, giocando tutte le 6 partite per un totale di 529 minuti in cui ha collezionato 26 conclusioni verso le porte degli avversari.
La sua è stata una buona annata con 21 reti in 32 presenze collezionato col Valencia, squadra con cui ha giocato dal 2005 e dove si è consacrato al calcio mondiale.
Oggi David Villa è un giocatore del Barcellona. La squadra di Guardiola si è assicurata le prestazioni de “El Guaje” (“il bambino” in dialetto asturiano) prima che la nazionale spagnola partisse per il Mondiale sudafricano, sborsando la bellezza di 40 milioni di euro.
In realtà David Villa non ha sempre avuto facile. La sua gavetta è passata da Gijon, dove ha giocato dal 1999 al 2003 (tra prima squadra e squadra B) e Real Zaragoza. Il salto di qualità è avvenuto nella comunità Valenciana dove ha realizzato in totale 108 reti in 164 gare.
Da bambino però, all’età di 4 anni, Villa ha rischiato di dover mettere da parte i suoi sogni ancora prima di entrare nel grande calcio. All’età di 6 anni ha rischiato, infatti, di perdere una gamba in seguito a una grave frattura riportata proprio giocando a pallone a causa di un ragazzino molto più grande che gli è franato addosso. Dopo 6 mesi di gesso, “el Guaje” ha ripreso a camminare regolarmente ma, non potendo ancora calciare (è un destro naturale), si è allenato con il padre, Josè Manuel, per 2 ore al giorno affinchè potesse imparare a calciare anche col sinistro. Se oggi Villa usa entrambi i piedi indifferentemente è anche grazie a questo lavoro con suo padre a cui in verità Villa deve tutta la sua carriera. Come egli stesso ha affermato, la figura del padre è stata fondamentale per la sua carriera professionistica fin da ragazzino: era presente a ogni allenamento e ha sostenuto il figlio incondizionatamente, soprattutto nei momenti di delusione. Primo fra tutti quando a Oviedo scartarono Villa a un provino, allora alla tenera età di 9 anni. Tanti sacrifici per il padre, sempre accanto a Villa sui campi di gioco, e per il figlio che ci ha creduto fino in fondo.
La finale di domenica sera contro l’Olanda potrebbe significare molto per lui: potrebbe essere il momento più alto della sua carriera con la nazionale spagnola, potrebbe giocare molto per il suo futuro ma potrebbe soprattutto la vittoria più bella per ricompensare suo padre.









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