Nazionale, Criscito ammette i limiti azzurri
Che la 19esima edizione del Mondiale sudafricano non stia spiccando per la spettacolarità delle gare e passerà alla storia come una rassegna estremamente equilibrata e allo stesso tempo sorprendente, non è una novità e ne sa qualcosa anche la nostra nazionale, costretta ieri sul pareggio dalla Nuova Zelanda.
Le blasonate continuano ad essere attese al varco, ma proprio non vogliono esplodere e divertire, anzi zoppicano vistosamente al cospetto di selezioni dalla caratura assai modesta, ma che in campo mettono tutto quello che hanno, a volte raggiungendo risultati entusiasmanti. E’ ciò che sta succedendo agli azzurri di Marcello Lippi, claudicanti senza il centrale Andrea Pirlo e il portierone Gianluigi Buffon, prima con l’albirroja, sulla carta temibile, ieri contro la 75esima nazionale nel ranking Fifa, una Nuova Zelanda che non ha poi sofferto così tanto la supremazia dei nostro sul “Mbombela Stadium” di Nelspruit.
Ma possiamo credere alla tesi che avvalora l’immagine di un’Italia sciolta e senza inghippi sul manto erboso, non appena il centrale rossonero tornerà a macinare chilometri? Ci verrebbe da riesumare un vecchio ma sempre efficace detto: “Non è il singolo a fare la partita, ma la squadra” e se è tutta la formazione a rivelarsi svogliata e sorniona, Pirlo non potrà far di più che prenderne atto.
E’ il centrocampista del Genoa, Domenico Criscito, ieri protagonista di una prova sottotono, a decifrare la deludente prestazione azzurra, i perchè del flop insomma: “Da adesso in poi non possiamo più sbagliare. “Ci è mancata lucidità. Gli attaccanti ci sono e hanno grosse qualità, basta solo che si sblocchino. Peccato perchè questa era una partita da vincere a tutti i costi, adesso dobbiamo vincere con la Slovacchia” – sottolinea il giovane napoletano, dal 2006 al 2009 in Under 21, ora in nazionale maggiore, ma che ieri non ha convinto del tutto. Era necessario vincere contro i kiwi, ora il must è il successo con la Slovacchia di Hamsik; ma se passassimo il turno con tre pareggi, certo come secondi, ci ritroveremmo nella stessa situazione dei Mondiali spagnoli nel 1982, un’Italia di Bearzot modesta nel girone eliminatorio, esplosiva nel resto della competizione.














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