Roberto Saviano e la boxe: “se non mi allenassi sarei finito”
“Se non mi allenassi, sarei finito“. La vita di Roberto Saviano – vita blindata a cui è stato costretto dalle minacce ricevute da quanto il suo libro Gomorra è diventato un best seller planetario – è scandita anche dallo sport. Una via di fuga da un presente pieno di incognite, ma anche un’abitudine cominciata presto, come ha rievocato lo stesso Saviano in un’intervista al programma Sfide di Rai 3.
“Da ragazzo ho praticato basket, boxe e anche pallanuoto, ai tempi del Volturno, ma senza eccellere” – ricorda Saviano – “Nel pugilato ho avuto uno dei migliori allenatori al mondo, Mimmo Brillantino, maestro di campioni olimpici. All’inizio anche lui credeva in me, poi un giorno mi ha fatto sorridere dicendo: Robbe’, mi sa che devi soltanto scrivere“.
La puntata è dedicata allo scudetto conquistato 19 anni fa nel basket da Caserta, la squadra di Gentile ed Esposito. “Nel ‘91 avevo 12 anni. Veder vincere quella squadra, composta da ragazzi del posto, cambiò la percezione del territorio. Fu una riscossa. Significò che qui il talento può avere uno sbocco; che esiste una realtà che non ha bisogno dell’aiuto di un politico, ma vince con le proprie forze”.
Lo sport può ancora dare speranza? “Può essere fondamentale per dare disciplina ai ragazzi: palestre, campetti e stadi dovrebbero riempire il Sud ed essere sottratti a una precarietà che li espone alle infiltrazioni negative,” continua Saviano, “Dall’inchiesta sulla Parmalat è emerso che le tangenti ai Casalesi per assicurarsi il mercato venivano pagate spesso a società sportive di organizzazioni criminali. Così, la criminalità si sta mangiando settori della crescita sociale che invece dovrebbero costruire rispetto e lealtà. Il calcio è profondamente infiltrato, come ha detto tempo fa don Ciotti: molti personaggi che circolano in quel mondo sono interfaccia delle organizzazioni calabresi e campane. Questo, i magistrati lo sanno bene“.
E Roberto Saviano cosa farà il giorno in cui non sarà più blindato? “Ci penso continuamente. Vorrei vedere una partita di calcio e giocarne una, anche se sono un mediocre libero. Poi farei una corsa sul lungomare, magari atteggiandomi un po’ con le mani fasciate, come fanno i pugili, per sentirmi più duro“.









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