Serie A, inibiti Moratti e Preziosi

La questione è di quelle vetuste e stantie, un intreccio che si pensava ormai sepolto o, accettando il male minore, i due super presidenti di Genoa e Inter auspicavano nella comprensione della Disciplinare che al contrario ha fatto tutto, tranne che dimostrarsi bonaria nei confronti di una leggerezza rivelatasi, con il senno del poi, fatale.
Tre mesi di inibizione al presidente nerazzurro Massimo Moratti, naturalmente il doppio per quello genoano Enrico Preziosi, più la salata multa di 45 mila euro per il patron di Appiano Gentile, che si consola con la permanenza di Sneijder in maglia nerazzurra, ammenda raddoppiata per il numer one dei grifoni.
Puniti in modo esemplare, per quell’incontro a pranzo del 20 maggio 2009, quando i due presidentissimi un po’ sottobanco, decisero di parlare di calciomercato, affrontando il futuro del Principe argentino Diego Milito, scoppiato al Ferraris con una caterva di reti e bel gioco e del centrocampista brasiliano Thiago Motta, campioni che da lì a poco sarebbero approdati alla corte di Josè Mourinho. Tutto fisiologico si potrebbe commentare, peccato però che Preziosi era stato inibito e non poteva rappresentare la società in questo tipo di trattative.
Moratti è fuori di sè, rischia di perdersi il trionfo dei suoi pupilli in Supercoppa e si assesta in una posizione difensivista, accennando la minaccia di lasciare la poltrona: “Questa decisione è il coronamento di un atteggiamento, di una volontà e di una realtà. Io non mi sento assolutamente colpevole; non hanno per nulla tenuto conto della nostra difesa. Ho molto rispetto dei giudici e molto meno della Federazione. Aveva ragione Mourinho quando diceva che quest’anno sarebbe stata dura e che ce l’avrebbero fatta pagare. Lui è andato via, ma io purtroppo non posso farlo, perché non ho la sua libertà”.









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