Sudafrica 2010: la vittoria di un intero continente

Cala il sipario sul primo Mondiale africano, lo vince la Spagna, per la prima volta in assoluto nella propria storia calcistica. Una vittoria meritata, che non è solo la vittoria di una squadra che ha saputo approfittare del suo momento storico migliore per conquistare Europei e Mondiali nel giro di due anni, ma è la vittoria di un intero movimento calcistico che ha sempre puntato sui giovani, sull’estetica del gioco e sullo spettacolo, sapendo anche fare le barricate quando necessario. Onestamente era un controsenso che il Real Madrid, squadra icona del calcio globale, da solo avesse vinto nove Coppe dei Campioni e la Spagna nemmeno una Coppa del Mondo.

E’ stato il Mondiale delle sorprese e delle grandi esclusioni, compresa la figuraccia dell’Italia, troppo testardo e ostinato Lippi, fissato con i suoi uomini, alcuni dei quali ci avevano permesso di trionfare in Germania, ma che purtroppo non avevano più benzina. La riconoscenza per il trionfo tedesco rimarrà sempre, ma questa era una squadra senza anima, senza corsa, senza qualità. Delusione azzurra nonostante le premesse iniziali, ma non solo, la Francia, l’Inghilterra, il Brasile, l’Argentina, hanno tutte salutato il Mondiale prima di quanto pensassero, lasciando così la vetrina alle rivelazioni, squadre inaspettate come l’Uruguay, il Ghana, il Paraguay e la stessa Olanda, in finale per la terza volta, ma sconfitta ancora, una maledizione che continua.
 
Questo è stato il Mondiale di Andrés Iniesta, di Sneijder che nonostante la sconfitta in finale resta il maggior candidato al pallone d’oro, del tecnico senza camicia Loew e della sua sorprendente Germania, di Diego Forlan, che nella sua carriera ha raccolto meno di quanto la sua qualità meritasse, di Miroslav Klose, cannibale sotto porta, delle sviste arbitrali, delle vuvuzelas, della waka waka, di Larissa Riquelme e il suo cellulare e dell’infallibile polpo Paul. E’ stato soprattutto il Mondiale dell’Africa, della gentilezza della gente, di un territorio bellissimo e accogliente e di un’organizzazione che non ha avuto il minimo problema, tutto perfetto e chi se lo aspettava? Un Mondiale che difficilmente dimenticheremo, che ha saputo farci appassionare, emozionare, soprattutto per chi ha avuto la fortuna di vederlo da vicino, di viverlo, di respirarne il clima. Senza tralasciare le bellezze naturali (anche quelle locali) di un territorio stupendo.
 
L’Africa l’abbiamo vissuta per tre settimane, non sono tantissime, ma ne abbiamo apprezzato ogni secondo, tutto quello che ci è stato offerto, fino alla fine, quando staccarsi è stato duro, difficile, perchè questo è stato anche il Mondiale dei colori, dell’allegria, caratteristica comune di tutti i posti dove siamo stati e di tutte le persone che abbiamo avuto il piacere e la fortuna di incontrate, negli stadi o a Casa Azzurri. Un luogo particolare, dove ti senti davvero a casa, dove persone eccezionali sono al servizio degli ospiti, lontano dai riflettori, ragazzi e ragazze unici, sempre con il sorriso, cortesia, disponibilità, professionalità, sono rimasti a lavorare lì fino al termine della manifestazione, persone di cui si parla troppo poco, meriterebbero di essere citati tutti uno per uno perchè senza di loro non sarebbe stato possibile stare così bene. Tutti componenti importanti di una macchina organizzativa che ormai funziona alla perfezione da anni.
 
Non vogliamo dimenticare tutti coloro che ci hanno accompagnato in questa avventura, che considereremo sempre come un importante punto di partenza. Quando un Mondiale diventa lavoro, la soddisfazione è la stessa della convocazione per un calciatore e la bellezza è anche quella di stabilire rapporti umani più forti del solito, che si saldano nella quotidianità dello stare insieme lontano da casa e nella condivisione di momenti particolari e in alcuni casi irripetibili. Non vogliamo dimenticare nulla, anche le difficoltà iniziali e perdonate un po’ la malinconia, ma è stato davvero un qualcosa di…Mondiale!

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