Vuvuzelas assordanti? La colpa è dei cinesi

Tanto denigrate e dileggiate, fino ad essere odiate da calciatori e spettatori, quanto messe al bando, o quasi, ma le volontà del generoso presidente Fifa Sepp Blatter sono state chiare e la tradizione locale del popolo sudafricano va rispettata a tutto tondo, vuvuzelas comprese.
C’è chi ha dato la colpa alle fastidiosissime trombette di plastica ad aria, se sul campo ha perso malamente un incontro, stordito dall’incessante suono maniacale, forse una tesi sin troppo azzardata, fatto sta che gli strumenti della discordia sono stati severamente vietati al prossimo torneo tennistico di Wimbledon, si proprio così, le vuvuzelas stavano sbarcando anche a Londra per infastidire Nadal, ma l’Open di Gran Bretagna è salvo, almeno per ora. Ma dove vengono fabbricate le vuvuzelas, per poi essere inserite nei circuiti commerciali mondiali e frastornare la rassegna iridata? E dove se non in Cina? Secondo un tabloid orientale, più del 90% delle trombette sono made in China, all’inizio della filiera costano pochissimi centesimi, sul mercato si acquistano fino a 8 dollari ciascuna, per un giro di centinaia di migliaia di euro.








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