Walter Zenga sul mondiale: come Messico ‘86

Walter Zenga è uno che di Azzurro ne ha masticato tanto: mitico portiere della nazionale di Vicini, l’ex tecnico di Palermo e Catania (attualmente allena l’Al Nassr) ha detto la sua sulla disfatta mondiale dell’Italia di Lippi paragonandola a un’altra nazionale, quella che da campione del mondo in carica non ebbe vita lunga in Messico, nel 1986.


La disfatta della Nazionale ai Mondiali è dovuta a molte cause,” ha dichiarato l’ex portiere dell’Inter e della Nazionale, “In azzurro c’erano troppi giocatori che non hanno mai vinto niente, l’Inter non fornisce nessuno, Milan e Juve vengono da stagioni difficili, la Roma ha dato solo De Rossi.”
 
Non avevo sensazioni di nessun tipo alla vigilia, poi però il nostro flop mi è parso un film già visto, 24 anni fa in Messico,” continua Zenga, che all’epoca era il terzo portiere, “Stesso gruppo che aveva vinto 4 anni prima, preparazione in montagna prima di partire, la coesione e le motivazioni vengono a mancare.”
 
Zenga ha da ridire anche sul pallone e sui clamorosi errori arbitrali: “E’ assurdo mandare le squadre più forti del mondo a giocare con un pallone sconosciuto e così diverso da quello usato abitualmente. Una follia,” ha commentato l’Uomo Ragno, “E non si può essere così chiusi verso le innovazioni tecnologiche. Non si possono lasciar passare errori come i gol annullati a Lampard e Quagliarella mentre tutte le persone all’interno dello stadio stanno rivedendo sul maxischermo che la palla era entrata, l’azione era regolare, o il primo gol dell’Argentina sul Messico clamorosamente in fuorigioco. Poi agli arbitri restano 60-70′ di partita da dirigere condizionati e non possono scrollarsi di dosso il condizionamento che ne deriva. E’ assurdo.”

Sab 03/07/2010 da Angelo Pastore

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