Zdenek Zeman e il ritorno a Foggia, la favola continua

Zdenek Zeman è tornato a casa, a Foggia, lì dove sembrava fosse rimasto, anche quando non c’era. Dopo un lungo peregrinare per le panchine d’Italia e anche d’Europa (tra Fenerbahce e Stella Rossa), il boemo, come da sempre lo chiamano in città, torna nella squadra che lo ha lanciato nel calcio che conta. A volte le favole non finiscono, o almeno non si interrompono del tutto, questa è una di quelle. La presentazione avrà luogo oggi, compagni di avventura esattamente gli stessi di 21 anni fa: il Presidente Pasquale Casillo che ha rilevato il club, sull’orlo del fallimento, da pochi giorni e il Direttore Sportivo Giuseppe Pavone.
Il campionato non sarà prestigioso, ma Zemanlandia ebbe inizio proprio dai campi dell’allora serie C, che oggi si chiama Lega Pro, era il 1989. Quel che più conta è che il salto indietro nel tempo si è concretizzato e adesso non importa più tanto che i cavalli di ritorno non funzionano, adesso nessuno vuol sentire certe storie, l’importante è che si possa raccontare anche la seconda parte di quella favola, una favola bellissima che all’epoca colpì tutta Italia e che non sembrava possibile per quanto vera. Una banda di ragazzi sconosciuti, provenienti prevalentemente dalla serie B e non solo, con il bel gioco creò difficoltà a compagini di maggior spessore e blasone, costruite per vincere, riuscì a mettere sotto squadroni di categoria e sfiorò anche un’incredibile qualificazione in Coppa Uefa, mancata solo all’ultima partita, persa contro il Napoli di Marcello Lippi. Tutti uomini scelti e forgiati dallo stesso staff, pagati due lire e rivenduti al triplo: Signori, Baiano, Rambaudi, Di Biagio, sono solo alcuni dei nomi lanciati dal Foggia di Zeman.
Una squadra spettacolare, con un 4-3-3 offensivo, fatto di velocità, pressing e una grande forma fisica, ma quel che più faceva impressione era che questo manipolo di emergenti, all’epoca quasi tutti esordienti nella categoria, giocava a memoria, ogni giocatore sapeva esattamente dove si sarebbe trovato il compagno in una determinata fase dell’azione. In Italia non si era mai visto niente di simile, in provincia poi, era considerato un azzardo, in tempi in cui il divario tra le grandi e le piccole era ancora più marcato. Il tutto accompagnato da una semplicità impressionante e da alcune carenze strutturali e logistiche, quel Foggia non aveva nemmeno un campo di allenamento adatto e faceva delle trasferte in pullman, cose che oggi sarebbero impensabili.
In città il tecnico è stato accolto con grande entusiasmo, perchè non vuole essere solo un’operazione di facciata, per vivere di passato, ma si vogliono raggiungere risultati concreti. Rivederlo lì, dopo tanti anni sarà bello e un po’ emozionante per tutti, poi in campo ci vorranno i gol, ma su questo Zeman non dovrebbe avere problemi, è rimasto pur sempre un maestro del calcio offensivo. Ma un personaggio come lui come l’ha presa? Esattamente come se niente fosse. Lui che ha ispirato film e canzoni, con la sua sigaretta sempre in mano, lui che ha allenato prima la Lazio e poi la Roma, lui che fu tra i primi a parlare del doping nel calcio creando scalpore e antipatie pagate a caro prezzo, lui è così, forse proprio in questo sta la sua unicità. Bentornato a casa mister, ci era mancato.









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