Sei ore fermi in piedi su un palco allestito al Palazzo della Cultura popolare. Davanti a loro quattrocento persone che li insultano: è questa la “gogna” a cui sono stati esposti un mese fa i giocatori della Nazionale nordcoreana tornata sconfitta dai Mondiali in Sudafrica. Ancora peggio è andata al tecnico Kim Jong-Hun, finito a lavorare in un cantiere edile della capitale Pyongyang.
Ed ecco che si scopre che una punizione analoga era toccata ai reduci del mondiale 1966, prima partecipazione dei nordcoreani alla Coppa del Mondo, competizione che sembra risvegliare nella dittatura di Pyongyang i più sadici istinti…

Se in Italia e in Francia, il popolo ha quasi rimosso la terribile esperienza mondiale, terminata con un’esclusione tribolata e repentina per entrambe le nazionali, a distanza di qualche settimana dalla fine della rassegna iridata sudafricana, il Regime nordcoreano è ben lungi da una parvenza di perdono nei confronti dei convocati, protagonisti della dèbacle davanti agli occhi del pianeta.

Il Regime non si discute e tutto ciò che pensa diventa un ordine da eseguire senza troppi piagnistei, in barba ai più basilari principi vigenti in una Repubblica Democratica. Il flop su tutta la linea rimediato dalla Corea del Nord alla 19esima edizione del Mondiale organizzato in Sudafrica ,ha lasciato l’amaro in bocca ai vertici politici, chissà cosa si aspettavano verrebbe da domandarsi e alla Federcalcio del paese.

Mondiali in Sudafrica: la Costa d’Avorio ha sconfitto 3-0 la Corea del Nord nell’ultima partita del gruppo G della Coppa del Mondo. In gol Yaya Touré, Romaric e Kalou.
Una vittoria che però serve a poco perché il pareggio tra Brasile e Portogallo manda agli ottavi i lusitani.