

Raymond Domenech, contestatissimo ex ct della nazionale di calcio francese non demorde e appena ne ha l’opportunità sfoga tutta la sua collerra contro quelli che sarebbero dovuti essere gli eroi transalpini nella spedizione, poi dimostratasi fallimentare, al Mondiale in Sud Africa.


Fa ancora male il risultato portato a casa (o meglio, non portato a casa) dalla Francia durante gli ultimi Mondiali in Sudafrica. Tanto che, mentre la Federcalcio Francese, ha punito con una serie di squalifiche i calciatori ammutinati (per Anelka 18 partite di stop per gli insulti a Domenech, all’ex capitano Patrice Evra 5 gare di squalifica, a Ribery tre giornate e una per Toulalan, il presidente dell’Uefa Platini invece contesta la mano leggera della Federazione: “I giocatori si sono rivelati delle nullità, dei coglioni. L’immagine della Nazionale francese non si negozia: io sarei stato molto più duro, li avrei squalificati a vita“.


Si può certamente dire che il suo ritorno è stato salutato da una grande vittoria: stiamo parlando di Raymond Domenech, ex ct della Nazione francese che dopo il pessimo risultato al Campionato del Mondo in Sudafrica era stato esonerato e licenziato, per tornare poi a fare notizia per aver chiesto il sussidio di disoccupazione. Ora, Raymond Domenech ha visto la sua nuova squadra imporsi per 6-1: si tratta però dei pulcini dell’Athletic Club de Boulogne-Billancourt, che guiderà fino a fine stagione, che hanno schiantato i pari età del Surenes.


L’ex commissario tecnico della nazionale francese Raymond Domenech, passato alla storia per il suo ardito caratterino sempre con la battuta pronta e non ultimo, per il disastro combinato all’ultima edizione dei Mondiali con la selezione bleus, si ostina a non cedere le armi e continua ad avanzare le sue pretese, ora che non ricopre più il ruolo da ct.
Sembra non voler finire mai la combutta tra l’ex ct della nazionale francese Raymond Domenech e la federazione che sovraintende al calcio transalpino, di nuovo ai ferri corti e vicini ad uno spietato confronto in un’aula di tribunale.
AP/LaPresse